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Riproviamo con le traduzioni

Avevo detto che non l’avrei più fatto, ma alla fine ho cambiato idea.

Dopo essere stata contattata da una casa editrice americana interessata a tradurre e pubblicare il seguito di “The Scar”, ho deciso che forse è arrivato il momento di riprendere dal punto in cui avevo lasciato.

È vero, alla fine non ho accettato la loro proposta, ma solo perché non mi piace il “modello” a cui si rifanno: noi lavoriamo per te, ma tu vendi in anticipo il libro per raggiungere la copertura delle nostre spese e solo una volta coperte le spese il tuo libro vedrà la luce.

Non critico il metodo, perché alla fine ci sono talmente tante cose che funzionano in questo modo e i tempi sono talmente “di crisi” che non sto a puntare il dito su chi cerca di creare qualcosa anche usando strumenti diversi, ma non è proprio in linea col mio modo di essere. Già fatico a spammare un libro che ho scritto ed è disponibile, figuriamoci se devo far sborsare soldi alla gente prima ancora che sia uscito.

E così, visto che comunque sia “The Scar” che “Eri come sei” li ho tradotti in inglese per un’amica, non mi resta altro da fare che rivederli attentamente e provare a prendere il volo 😉

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7 thoughts on “Riproviamo con le traduzioni

  1. Solo una domanda Erin…non ti leggo particolarmente entusiasta di questa cosa…da ignorante che sono,posso dirti che sono felice per te,meriti di essere conosciuta,,,dall’altra..che cavolo significa che devi vendere il libro prima di vedere la luce??

    1. Ciao cara! Non è che non sono entusiasta, anzi, ma sono già stata scottata una volta autopubblicando The Wanderers. Purtroppo avevo passato il testo a ben 4 madrelingua perché me lo correggessero ma non era sufficiente. Ma ora ci riprovo e invece di autopubblicarmi provo a sottoporlo a delle case editrici. O magari mi trovo un agente all’estero, vediamo 🙂
      Riguardo alla proposta della casa editrice, sì, loro decidono di pubblicarti e ti dicono che, per esempio, per creare il tuo libro servono 2000 dollari. Quindi tu devi iniziare a pubblicizzarlo e, in sostanza, spingere la prevendita, così da arrivare a raccogliere 2000 dollari e vederlo pubblicato.

  2. Brava. Per me ti sei fatta troppo condizionare da alcune recensioni per The scar.
    Poi non è detto che siano tutte da ignorare: se hanno delle indicazioni costruttive puoi pensare di riscrivere il romanzo per una seconda edizione.

    1. Grazie ❤ Hai ragione, probabilmente è proprio così. Sono ancora un po' dubbiosa perché non so se le mie storie sono "adatte" a un pubblico americano, però ci voglio provare. Male che vada resto nel mio piccolo orticello italiano.

      1. E scrivere una storia ambientata in Italia? Te l’ho già detto, per me ti aiuterebbe a crescere. E in questo caso, traducendola, non potrebbero certo dirti che non sai di cosa stai parlando. Inoltre, scrivere di un’altra realtà, potrebbe avere un certo fascino per il pubblico estero. Oppure, se non vuoi rinunciare a un protagonista di origini anglofone, per timore che i lettori non si riconoscono, potrebbe essere sì uno straniero, ma che per lavoro o studio si trova a dover venire in Italia per un periodo… pensaci 🙂

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