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Truth & Lies – capitolo VI

In questo capitolo diamo un’occhiatina al mondo di Sebastian 😉

Capitolo 6

Sebastian uscì dall’appartamento di Jake con lo stomaco in subbuglio. Il suo partner era proprio uno stronzo formato famiglia!

Si era sforzato di essere amichevole con lui in tutti i modi, l’aveva quasi coccolato durante quelle difficili settimane, ma ancora non era riuscito a scalfire quella facciata di pietra spigolosa che era il suo compagno.

Era consapevole che la perdita di Paul avesse segnato Jake nel profondo, tanto nel profondo che, dopo aver avuto conferma delle tendenze sessuali del suo nuovo collega, si era chiesto se per caso l’uomo non provasse qualcosa di vero per il suo partner defunto, oltre all’attrazione fisica. Era anche consapevole di essere un novellino non desiderato, ma cazzo! Erano colleghi e dovevano prendersi cura l’uno dell’altro.

O almeno lui la pensava così.

E non c’entrava il fatto che trovasse Jake così attraente da strozzargli il respiro in gola ogni volta che lo vedeva. No. Era un uomo adulto e sapeva controllarsi. Non importava che fossero entrambi gay. Quando l’aveva visto baciare lo sconosciuto al tavolo da biliardo il suo cuore si era alzato in piedi insieme alle coronarie per fare la ola della gioia. Allo stesso tempo, però, Sebastian era consapevole che una relazione con Jake poteva essere molto pericolosa. Era convinto che sul posto di lavoro, soprattutto con il proprio partner, tutto dovesse restare sul piano platonico. O almeno, ne era stato convinto prima di incontrare Malloy, perché i suoi colleghi precedenti non avevano mai risvegliato in lui nessun interesse.

C’era da ammettere però che il modo in cui Jake lo aggrediva stava diventando sempre più insopportabile. Non c’era da stupirsi che quell’uomo non piacesse a nessuno. Peccato che tutta quella tensione tra loro fosse come benzina sul fuoco dell’attrazione.

C’era mancato davvero poco che questa volta Sebastian gli chiudesse quella boccaccia infilandogli la lingua in gola. Era riuscito a trattenersi solo facendo appello a tutta la sua forza di volontà. Quelle labbra carnose così vicine gli avevano fatto per un attimo perdere il controllo, ma l’aveva recuperato egregiamente, e forse Jake non si era accorto di niente.

Certo, sarebbe stato bello lasciarsi andare e sfogare la voglia che aveva di toccare quel corpo, perdersi i quegli occhi neri, leccare le labbra carnose di quell’uomo e infilare le dita fra quelle ciocche scure e ribelli. E poi? Poi il suo collega l’avrebbe trattato comunque di merda. Anzi, forse ancora di più. Non aveva bisogno di ulteriori problemi con lui.

Sebastian fece un sospiro ed entrò in casa, lasciando cadere le chiavi sul tavolino vicino alla porta d’entrata.

«Papi!»

Lucy gli corse incontro trotterellando sulle gambette corte, inseguita da Maria, la babysitter.

Sebastian si accucciò e aprì le braccia per accogliere il corpicino di sua figlia che gli si lanciò addosso e gli allacciò le braccia attorno al collo.

«Ehilà, fagottino!» la salutò l’uomo tornando in posizione eretta, scoccando un bacio sulla guancia della piccola, che ridacchiò felice.

Maria li guardava con un sorriso sul volto. «Quando mi ha ritelefonato ieri sera, Lucy dormiva già. Per questo stamattina ha voluto chiamarla. Voleva sentire la voce del suo papà.»

«Non c’è problema,» rispose Sebastian. «La ringrazio molto di essersi fermata.»

La donna fece un gesto con la mano e prese le sue cose per uscire. «Ma si figuri. Sono una donna sola e vivo a una porta di distanza dalla sua. Che problema vuole che ci sia?»

Sebastian le fece un sorriso riconoscente e mise a terra sua figlia, che corse subito a prendere il disegno che aveva fatto per lui.

Lucy aveva cinque anni, aveva i capelli scuri e ricci della madre, ma gli occhi azzurri di Sebastian. Era bellissima. Era il frutto dell’unica relazione eterosessuale di Sebastian, quando ancora pensava che l’attrazione che provava per gli uomini fosse un caso. Jasmine, la madre, invece di relazioni ne aveva avute molte altre, tra le quali l’ultima con un musicista che le aveva fatto perdere la testa e l’aveva convinta partire con lui alla scoperta del mondo, lasciandosi alle spalle una figlia di due anni. Sebastian, durante i primi due anni aveva passato del tempo con la piccola nonostante non fosse più legato alla madre, ma non avrebbe mai pensato di ritrovarsi a crescerla da solo. Però Lucy era la sua piccola, la sua unica fonte di felicità, ed era innamorato perso di sua figlia. Non importava se la sua presenza, in qualche modo, gli aveva impedito di legarsi stabilmente a un altro uomo e per un periodo gli aveva fatto seriamente mettere in discussione il suo lavoro, troppo impegnativo per un padre single, nonché pericoloso.

Infatti, quando aveva saputo di essere sul punto di diventare padre a tempo pieno, Sebastian non aveva creduto di poter continuare a lavorare in polizia e invece aveva cresciuto Lucy al meglio delle sue possibilità, anche se con i suoi orari non era di certo facile curare i bisogni di una bambina così piccola. All’inizio aveva fatto esclusivamente affidamento sull’aiuto dei suoi genitori, ma poi aveva cominciato a organizzare il tutto per riuscire a farcela da solo. Ed era maledettamente orgoglioso del risultato.

Quando gli avevano offerto la possibilità di trasferirsi a Los Angeles, la sua prima risposta era stata negativa, perché non voleva portare la bambina dall’altra parte del paese e doverla magari affidarla a estranei. Ma i suoi genitori, ormai in pensione entrambi, avevano amato l’idea di trasferirsi in un posto più caldo per poter accudire la nipotina in caso di bisogno. Così, ora, gli tenevano la piccola quando potevano e lo aiutavano in molte cose. Sebastian era così grato di quello che facevano per lui che a volte si chiedeva come sarebbe stata la sua vita se non li avesse avuti accanto.

Aveva anche avuto la fortuna di conoscere persone meravigliose che l’avevano aiutato in molti modi diversi dal giorno del suo arrivo, compresa Maria, che gli faceva da babysitter d’emergenza. In questo modo non si era ritrovato con la necessità di cambiare lavoro, anche se ancora non aveva accantonato la possibilità di chiedere il trasferimento a una sezione più tranquilla.

«Dove sei stato, papi?» gli chiese Lucy arrampicandosi sul divano dove Sebastian si era lasciato cadere.

«Ho dovuto aiutare il mio collega,» spiegò Sebastian guardando il faccino serio davanti a sé. Lucy si era messa a cavalcioni delle sue ginocchia e lo guardava attentamente.

«Perché?»

«Perché non stava molto bene ieri sera.»

«Aveva la tosse?»

Sebastian alzò un sopracciglio. «No, tesoro, non aveva la tosse.»

«Perché quando ho la tosse io non dormo e tu mi stai vicino,» spiegò la piccola notando l’espressione del padre. «Cosa aveva allora?»

Sebastian ridacchiò e le fece il solletico. «Mal di stomaco, curiosona!»

Lucy cominciò a divincolarsi e ridere come una pazza e in un attimo il malumore della mattinata si dissipò.

Passarono una giornata serena, giocando e sonnecchiando insieme sul divano. I giorni liberi di Sebastian non erano molti e lui cercava di passarli il più possibile con la sua principessa.

Mentre la guardava dormire si chiese nuovamente se avrebbe mai trovato un compagno con cui dividere la sua vita. Un compagno che avrebbe accettato Lucy e l’impegno che ne conseguiva. Per un istante la sua mente lo riportò a Jake, ma scosse il capo energicamente. Quell’uomo era egoista e maleducato, misogino e irresponsabile. Non avrebbe mai e poi mai preso in considerazione un rapporto con un uomo con una figlia. Un attimo, perché? Sebastian lo stava davvero mettendo nella lista dei papabili? No, era solo il suo cervello che gli stava giocando un brutto scherzo.

 

Dovette essersi appisolato con Lucy fra le braccia perché si svegliò di soprassalto quando sentì il cellulare vibrargli in tasca.

«Pronto,» biascicò guardandosi attorno.

La luce era calata e la televisione illuminava la stanza.

«Ehm, ti ho svegliato?»

Jake.

«No, cosa c’è?»

Forse aveva usato un tono un po’ troppo brusco, ma non era dell’umore giusto per usare il guanto di velluto con il suo collega.

«Volevo dirti una cosa, in modo che fosse chiara e poi non dovessimo più parlarne.»

«Ed è una cosa che non può aspettare domani mattina?» chiese Sebastian mettendosi a sedere sul divano, stando ben attento a non svegliare Lucy.

«Sì, però… no. Meglio che te la dica subito. Così domani potrai decidere se vorrai ancora essere mio collega o meno. So che ci stai pensando da un po’ e questa potrebbe essere la cosa che ti farà prendere la decisione giusta. Non è normale che io ti chiami per dirti una cosa simile e lo so, ma so anche che forse capirai perché devi smettere di rompermi le palle. E poi, dopo quello che hai visto, penso che non ci sia più molto da nascondere.»

Sebastian fece per ribattere ma Jake lo anticipò.

«Avevo una relazione con Paul. Fatti sfuggire questa cosa e ti stacco le palle e ne faccio un paio di orecchini per la prima battona che trovo. Te lo sto dicendo perché voglio che tu capisca che la sua morte per me è molto… personale.»

Non che Sebastian avesse bisogno di una conferma, ma se mai avesse avuto dubbi, questi furono completamente fugati dopo quell’ammissione. Il ragazzo si mise a sedere e scostò piano la figlia, che continuò a dormire beata. Si alzò e si diresse in cucina, aprì il frigo e prese un cartone di succo d’arancia.

«Ci sei ancora?» lo incalzò Jake.

Sebastian capiva dal suo tono che era nervoso, nonostante nascondesse il suo vero stato d’animo dietro l’insolenza e l’arroganza. Forse il suo collega non era poi così sicuro di se stesso come voleva mostrare. E forse non sarebbe stato poi così felice se Sebastian avesse deciso di cambiare compagno.

«Sì,» rispose piano prima di prendere un sorso di succo. «Ci sono. Recepito il messaggio. Con ciò non significa che mi piaccia l’idea che tu ti metta nei guai, anche se posso immaginare quello che provi…»

Guardò Lucy dormire sul divano e si chiese come si sarebbe sentito se qualcuno le avesse fatto del male.

«Sebastian.» La voce di Jake era profonda e terribilmente seria. «Spero che tu ti renda conto di quanto io mi sia fidato di te dicendoti la verità. E spero che non mi pugnalerai alle spalle.»

Sebastian fece un piccolo sorriso e scosse il capo. «No, non ti pugnalerò alle spalle. Non dirò a nessuno di te e Paul. Condoglianze, comunque,» aggiunse quasi in un borbottio.

«Sì, grazie. Ma non mettermi nemmeno i bastoni tra le ruote.»

Con gli occhi sempre fissi su Lucy, Sebastian fece un sospiro.

«No, non lo farò. Tu però non tagliarmi fuori. Ti va bene?»

Il silenzio si protrasse a lungo. Evidentemente Jake non si aspettava una reazione simile.

«Dici sul serio?» La voce di Jake era quasi esile se paragonata al suo solito tono strafottente. E a Sebastian sembrò quasi di percepire una piccola vena di speranza.

«Sì. Preferisco sapere cosa stai combinando piuttosto che trovarmi nella merda senza saperlo.»

Jake gracchiò una risata secca e Sebastian sorrise di rimando.

«Ok, allora. Affare fatto.»

Ci fu un attimo di silenzio e poi Jake aggiunse, titubante. «Ehm, non è che ti ho disturbato?»

«Un po’ tardi per chiedere, non trovi?» ribatté Sebastian divertito.

«Ehm… forse, sì. Comunque spero di no.»

«Nah, sonnecchiavo con la mia piccola. Ci vediamo domani,» tagliò corto Sebastian e Jake lo salutò dopo qualche istante di silenzio, chiedendosi cosa intendesse il suo collega con ‘piccola’.

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One thought on “Truth & Lies – capitolo VI

  1. A quando gli altri capitoli?
    Riusciremo finalmente a vedere Jake un pochino rilassato?
    Sebastian riuscirà a fargli capire che ormai gli è entrato sotto la pelle?

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