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Truth & Lies – capitolo V

Capitolo 5

Quando Jake aprì gli occhi, si sentì per un attimo in preda alla confusione e dovette concentrarsi per riuscire a ricordarsi di essere stato al pub e di essere poi stato trascinato via da Sebastian.

Si mise a sedere sul letto con un grugnito. Una fitta dietro le palpebre gli disse che, a trentaquattro anni, prendere sbronze simili non era salutare. Abbassò lo sguardo e notò di essere ancora completamente vestito. La seconda cosa che notò furono le aspirine sul comodino e il bicchiere d’acqua.

Sebastian era stato davvero premuroso. Si fece l’appunto mentale di chiamarlo per ringraziarlo. Subito dopo però, ebbe un flash della sera precedente in cui lui prima ficcava la lingua in gola a Mark e poi gridava di volere un cazzo grosso e duro.

«Oh, merda!» esclamò lasciandosi cadere sul materasso con le mani nei capelli. Alla faccia del coming out! Chissà cosa avrebbe pensato ora Sebastian…

Chiuse gli occhi e cercò di riportare alla memoria l’espressione del collega, ma non gli sembrava che fosse rimasto particolarmente inorridito dal suo essere gay. E dal suo esserlo così… apertamente.

«Oh, sei sveglio. Mi pareva di aver sentito la tua voce.»

Jake sobbalzò sul letto con il cuore che gli martellava nel petto, in gola e dolorosamente nelle tempie.

Sebastian era sulla soglia di camera sua, arruffato e insonnolito, e lo stava guardando con i suoi grandi occhi azzurri.

«Ma… tu… che ci fai qui?» chiese Jake con voce impastata, cercando di recuperare un minimo di autocontrollo.

«È il nostro giorno libero e visto lo stato in cui eri ieri sera, ho pensato che forse avrei fatto meglio a rimanere. Ho dormito sul divano,» rispose Sebastian indicando un punto alle proprie spalle. «Spero che la cosa non ti dia fastidio.»

Jake scosse il capo, troppo incredulo per aprire bocca di nuovo. Non gli era mai capitato niente di simile. Non gli era mai nemmeno capitato che qualcuno dei suoi amanti – ok, Paul – si fermasse fino al mattino seguente. Cosa doveva dire? Grazie?

«Ehm… è stato un pensiero gentile. Grazie.»

Ecco, non ci voleva poi molto, no? Ora probabilmente avrebbe dovuto aggiungere qualcosa riguardo al suo comportamento della sera precedente.

Sebastian fece un sorriso e Jake sbatté un paio di volte le palpebre. Era proprio un bel sorriso. No, forse non era il caso di rivangare il suo coming out. Non ancora. Se Sebastian avesse voluto dirgli qualcosa, poteva sempre farlo.

«Vado a farmi una doccia: puzzo,» mugugnò Jake alzandosi dal letto e guardando schifato la maglia che aveva indosso.

«Ok. Io preparo il caffè, se vuoi. Ne berrei volentieri una tazza,» sbadigliò Sebastian grattandosi la nuca.

Jake annuì, ancora un po’ imbambolato, e corse a rifugiarsi in bagno, nascondendosi alla vista del suo nuovo collega. Quando si guardò allo specchio per poco non urlò.

Era così che l’aveva visto Sebastian? Oddio…

I capelli, da un lato erano in piedi e sparavano in ogni direzione mentre dall’altro erano completamente appiccicati al lato della testa. La pelle era pallida e sudaticcia. Una scia di saliva secca partiva dall’angolo della bocca e arrivava al mento.  Aveva sbavato!

«Cazzo!» imprecò aprendo l’acqua della doccia.

Non che volesse fare colpo su Sebastian, ovviamente. No, certo che no. Però la sua dignità era una cosa importante per lui.

Cercò di scacciare il pensiero di come potesse essere sembrato al suo collega e si infilò sotto l’acqua per lavare via la sbronza, il mal di testa, la puzza e la vergogna.

Quando ne uscì e aprì la porta del bagno, fu richiamato in cucina da un delizioso profumo di caffè.

«Eccomi,» mugugnò entrando a piedi nudi nella stanza. Si era messo un paio di jeans e una maglietta sbrindellata. Non si differenziava poi molto dal suo look quotidiano fra le strade di Los Angeles. Solo, era più pulito.

I capelli scuri gli ricadevano davanti agli occhi e aveva un accenno di crescita di barba sul viso.

Sebastian si voltò con due tazze di caffè in mano e gliene allungò una, dopo aver tentennato solo per un attimo.

«Sarebbe troppo chiederti se posso usare la doccia anch’io?» chiese poi il ragazzo passandosi una mano nei capelli. «Non sei l’unico che ha avuto una nottataccia.»

«Non eri obbligato a fermarti. Comunque vai pure,» ribatté subito Jake, tornando al suo solito carattere adorabile.

«Lo so,» annuì Sebastian con tono monocorde dopo aver preso un sorso di caffè. «Ma anche se potrà sembrarti strano perché non lontano dal tuo modo di essere, c’è ancora gente gentile a questo mondo. E grazie,» aggiunse passandogli accanto prima di dirigersi verso il bagno.

Jake lo seguì con lo sguardo, indugiando per un istante sul suo sedere nascosto dai jeans morbidi e poi alzò la testa di scatto.

Gli aveva appena dato del cafone?

Stizzito, si avviò verso il salotto e si lasciò cadere sul divano, iniziando a scorrere i numeri sulla rubrica del suo cellulare.

Non gli interessava cosa aveva detto il suo capo e non gli interessava degli Affari Interni o dell’FBI. Lui voleva indagare sulla morte di Paul.

Sapeva che l’esplosione aveva fatto molte vittime, ma si chiese se fosse possibile che qualcuno avesse visto qualcosa, se ci fosse qualche testimone che potesse dargli qualche indicazione.

Chiamò alcuni dei suoi contatti ma sembrava che nessuno avesse informazioni utili. Possibile che quel bastardo di Rivera fosse così potente e così irraggiungibile?

«Fanculo!» sbottò Jake lanciando il cellulare sul divano.

«Ci sarà mai il giorno in cui mi farai un sorriso e mi parlerai in modo gentile?»

La voce di Sebastian lo fece sussultare di nuovo. Jake voltò il capo e per poco non ingoiò, masticò e sputò la lingua quando vide la scena davanti a sé.

Sebastian aveva l’asciugamano intorno al collo e ne teneva le estremità con le mani. Indossava solo i jeans che aveva la sera precedente e Jake non poté non notare quanto gli scendessero sui fianchi e quanto fossero delineati i suoi muscoli. Tutti. Dai pettorali, agli addominali, a quelli del fianco. La sua pelle aveva un colore dorato che si sposava alla perfezione con il biondo dei capelli, ora bagnati dopo la doccia. Aveva solo una spruzzata di peli castano chiaro sul petto e il resto era… perfetto.

Che cazzo?

«Penso di no,» si rispose Sebastian notando il completo silenzio da parte del collega.

Jake si riscosse e sbatté le palpebre. «Scusa, dicevi?» chiese schiarendosi la gola.

«Niente di importante,» borbottò Sebastian, passandosi un’ultima volta la salvietta sui capelli. Quel movimento fece guizzare i muscoli delle braccia e della schiena, ora perfettamente visibile mentre il ragazzo si avviava in cucina. C’era un bel tatuaggio sulla sua spalla sinistra e Jake cercò di decifrare cosa fosse, ma non ci riuscì perché Sebastian vi buttò sopra la salvietta.

In quel momento, il cellulare del ragazzo suonò e lui lo estrasse dalla tasca, lanciando una breve occhiata a Jake prima di rispondere. Aveva uno sguardo strano, come se non fosse certo di poterlo fare.

Jake non ci diede molto peso e si alzò per andare in cucina. Voleva prepararsi un sandwich, non voleva origliare.

Inevitabilmente, però, percepì dei brevi stralci di conversazione. La voce di Sebastian era bassa e lui si era allontanato da Jake per tornare in salotto.

«No, non sono tornato stanotte… Prometto che mi farò perdonare, ok? Non lo so, forse fra poco. Ci vediamo dopo.»

Jake, che aveva allungato il collo con nonchalance, tornò a concentrarsi sul suo sandwich, chiedendosi se Sebastian fosse sposato. O fidanzato. Il tono che aveva usato era molto dolce e il sorriso sul suo viso era… innamorato? Doveva chiederglielo? Sospirò e si costrinse a non pensare a nulla. Non avrebbe fatto domande. Non erano fatti suoi. Se Sebastian avesse voluto dirglielo, l’avrebbe fatto, no?

«Vuoi anche tu qualcosa da mangiare?» chiese invece quando il collega tornò in cucina.

«Volentieri, grazie,» rispose Sebastian con un sorriso luminoso. Cos’aveva da essere sempre così gentile e radioso, Jake non lo capiva.

«Posso sapere per cos’era il fanculo di prima?» aggiunse poi il giovane mentre si sedeva al bancone della cucina.

Jake lo occhieggiò, costringendo i suoi occhi a restare in un punto imprecisato che partiva dalla clavicola di Sebastian in su. Forse poteva suggerirgli di mettersi una maglietta, ma ciò avrebbe significato ammettere che la visione del suo corpo nudo lo turbava in qualche modo.

«Nessuno sa dirmi niente del giorno dell’esplosione,» mugugnò Jake chiudendo il panino di Sebastian e offrendoglielo.

Il ragazzo sospirò e scosse il capo. «Jake, lascia perdere… So che vuoi vendicarti di Paul, ma è troppo pericoloso. Non voglio che tu metta a repentaglio la tua vita e la tua carriera.»

«Perché? Non mi conosci quasi. Non è che siamo partner da anni. E di me non sai un cazzo, quindi…»

Sebastian assottigliò lo sguardo. «Posso anche non sapere un cazzo, ma so che non sei stupido. Nonostante tu stia facendo del tuo meglio per dar prova del contrario!»

Jake serrò la mascella e sbatté la mano sul bancone. Sebastian non si mosse di mezzo centimetro, né abbassò lo sguardo. Coraggioso…

Restarono entrambi in silenzio a fissarsi e Jake sarebbe stato disonesto se avesse detto di non sentire l’attrazione violenta che lo spingeva verso Sebastian. Il ragazzo aveva perso l’espressione dolce e innamorata che aveva avuto al telefono poco prima, e anche quella radiosa di quando aveva accettato il panino, ma quella che aveva ora, così dura e seria… era dannatamente eccitante.

«Oggi è il mio giorno libero e faccio quel cazzo che mi pare. Tu puoi sempre levarti dai coglioni quando più ti aggrada,» sibilò Jake con voce terrosa.

Un istante dopo Sebastian era a un centimetro da lui. Si era alzato e gli si era fatto vicino con la velocità di un serpente a sonagli. Jake dovette ingoiare un grido di spavento – o un gemito di eccitazione? – quando se lo trovò così vicino. Quell’ultima provocazione doveva essere stata una provocazione di troppo.

Il profumo di pulito che emanava quel ragazzo era intossicante. Il calore umido che proveniva dalla sua pelle aveva quasi una sua consistenza e Jake sentì l’impulso di alzare le mani e appoggiarle a quei pettorali sodi che ora erano a pochissimi centimetri da lui. Mantenne comunque il controllo delle proprie azioni, nonostante il cuore gli martellasse nel petto e il respiro si fosse fatto accelerato.

«Bene,» mormorò Sebastian in risposta. «E io non voglio saperne niente. Se hai intenzione di fare il cretino e trattarmi come se fossi una fastidiosa appendice infetta, bene. Ho passato settimane a cercare di renderti questo periodo meno peggiore di quanto immagino possa essere, ma è evidente che tu non solo sembri stronzo. Lo sei fino al midollo. E io sono stufo.»

Gli occhi di Sebastian saettarono per un istante verso le labbra di Jake e quest’ultimo trattenne il fiato, impedendosi di mettersi una mano sull’inguine per nascondere l’erezione che gli si stava gonfiando nei pantaloni.

La bocca di Jake si aprì prima che il cervello si azionasse.

«Stai prendendo in considerazione di nuovo di darti alla fuga e farti assegnare un altro partner?»

Negli occhi di Sebastian passò qualcosa che Jake non riuscì a decifrare e poi il ragazzo li abbassò, scuotendo il capo.

«Sì, ma non lo farò. Non ti libererai di me,» mormorò facendo un passo indietro.

Jake avrebbe fatto di tutto per farlo avvicinare di nuovo ma sapeva di non poterlo fare, e di certo il suo comportamento diceva tutt’altro. Avrebbe anche voluto chiedergli perché ma restò a guardarlo mentre si allontanava e si rivestiva.

Non si mosse dal bancone della cucina, nemmeno quando sentì Sebastian cincischiare con le chiavi. E nemmeno quando la porta si chiuse alle sue spalle.

Non aveva nemmeno avuto occasione di parlargli del suo coming out

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2 thoughts on “Truth & Lies – capitolo V

  1. Stupendo questo romanzo! Ho letto tutti i capitoli preferendo arrivare alla fine di questi pubblicati x poter esprimerti i miei complimenti! Belli questi personaggi e jake e fenomenale! Sono ben scritti che ti coinvolgono davvero! Complimenti!!

    1. Ma come sei gentile!
      Ti ringrazio moltissimo per il commento che hai lasciato! Non sai come mi emoziona sapere che qualcuno legge – e apprezza – le mie storielle *_*
      Sono felicissima, davvero!
      Ancora grazie ❤

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